Lampugnani Federica

Federica Lampugnani (classe 1990) pedagogista ed educatrice, lavora nelle scuole occupandosi di disabilità infantile e adolescenti. Scrive poesie e racconti brevi, alcuni di questi sono stati raccolti nel blog personale Lentamente Audaci (lentamenteaudaci.wordpress.com) che cura dal 2015. Si è formata in Letteratura per l’infanzia presso la Scuola Holden – Storytelling&Performing Arts di Torino e tiene laboratori di scrittura e poesia per bambini. Nel 2016 si è classificata seconda al Concorso internazionale di poesia e narrativa “Insieme nel mondo” dove ha ricevuto il premio speciale “Mario Ceccarello” per la sezione poesia inedita. Ha pubblicato con Historica Edizioni il racconto “Il salto di Giacomo” nell’antologia del Concorso letterario i Racconti di Cultora. E’ stata segnalata al Premio Internazionale Città di Moncalieri (2016) con il racconto inedito “Il dono inatteso”. Nel 2017 è stata finalista al premio letterario“Festival della lentezza” per il racconto “Il monaco sospeso”, pubblicato in ebook. Nell’edizione 2018 del Secondo Premio Internazionale “Il Paese della Poesia” ha ricevuto da Aletti Editore una menzione di merito per una silloge poetica.


 

 

S

TRADA DI RITORNO

Federica Lampugnani

Collana Indaco – Poesia

Prefazione: Ilaria Celestini
Curatore: Ilaria Celetini
Direttore editoriale: Ilaria Celestini
12.6.2019, 66 p., brossura
Formato 165x120cm
ISBN 978-888-5566-39-2

TraccePerLaMeta Edizioni

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Liriche intense, che narrano la vita, nei suoi aspetti più toccanti, quali i momenti fatti di attese, amore e speranze; le emozioni profonde e indicibili legate alla solitudine, alla dolcezza struggente dei ricordi, all’impeto con cui l’animo sensibile e tenace si arma di una penna e traccia sulla pagina bianca di parnassiana memoria i segni del proprio passaggio terreno. Il linguaggio di Federica Lampugnani è garbato ed elegante, chiaro e nitido; ma, nel contempo, quasi ermetico, ricco di metafore e stilemi del tutto personali e originali. Nel suo mondo poetico è facile, per ciascuno di noi, riconoscersi, per l’autenticità disarmante e cosciente con cui attraversa gli abissi e i deserti, le tregue e le guerre, metafore della difficoltà dell’umano cammino che conosce mete ma non possiede, se non effimere, tregue. Questa silloge offre anche preziosi spunti di riflessione per un percorso esistenziale spesso solitario, certamente non facile, ma sorretto dalla fede, e, dunque, sereno, equilibrato, maturo nella speranza e amorevole nell’atteggiamento umano (dalla prefazione di Ilaria Celestini)