Emanuele Marcuccio

A

NIMA DI POESIA

 

Collana Indaco – Poesia
Emanuele Marcuccio

27.1.2014, 80 p., brossura
ISBN 978-88-98643-08-0

TraccePerLaMeta Edizioni

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Il poeta palermitano Emanuele Marcuccio con Anima di Poesia giunge alla sua seconda silloge poetica, dopo la felice esperienza di aforista e di curatore di una ricca antologia, Dipthycha, il cui ricavato è stato destinato a una lodevole causa umanitaria in difesa della ricerca di una malattia grave, insidiosa e poco conosciuta quale è la sclerosi multipla.
Una raccolta di liriche variegate che spaziano dall’incondizionato fascino verso il mondo classico ad un nuovo e interessante formalismo dove è l’oculatezza sintattica a governare. Sfogliando Anima di Poesia, che
si compone di varie poesie di chiaro intento civile, motivate o ispirate da qualche fatto o condizione che riguarda l’uomo in quanto parte del gruppo sociale, il lettore si troverà rispecchiato in molte delle ansie del poeta, che sono quelle della nostra epoca.
Con un registro per lo più asciutto, ma sempre appropriato e propedeutico alla resa in versi della coscienza del poeta, Marcuccio con quest’opera ci affida le chiavi dello scrigno inarrivabile dell’ “anima della poesia”. Un’utopia che si realizza, grazie alla Parola.
D

IPTHYCHA 2

 

Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…

Collana Sabbia – Critica Letteraria
Emanuele Marcuccio e AA.VV

5.1.2015, 184 p., brossura
Curatore: Emanuele Marcuccio
ISBN 978-88-98643-25-7

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Negli ultimi venti-trenta anni, la critica letteraria ha iniziato ad occuparsi in maniera più frequente dell’oggetto di cui si racconta o si scrive, ossia del tema contenuto nel reticolo delle forme, narrative o poetiche che siano. Per anni, essa (di natura più sincronica), assieme alla tematologia (più diacronica, invece), è stata osteggiata e schiacciata dalla critica marxista, da una parte, e dagli strutturalisti, preoccupati che si trascurasse l’analisi del testo, dall’altra. In quest’antologia critica i temi che accomunano i dittici sono svariati: da quelli sociali e civili ai sentimenti, da quelli in cui si contemplano natura e creato a quelli pertinenti la sfera intimistico-riflessivo-filosofica. Viene indagata in queste corrispondenze, con moduli espressivo-linguistici eterogenei e personali, la memoria culturale e collettiva nel suo complesso, partendo da topoi comuni (intesi con Curtius come “unità tematiche” che hanno attraversato e unificato la letteratura occidentale), andando al di là di “distanze” e “tempo” e creando, come scrive Emanuele Marcuccio, “stupore e meraviglia”.
E non solo: per Eliot queste strutture microtestuali profonde danno il senso della tradizione, o meglio il «senso dell’atemporale come del temporale, e dell’atemporale e del temporale insieme». Si pensi al tema della caducità della vita, rappresentato dal cadere delle foglie nel Frammento qui tradotto e riportato di Mimnermo di Colofone: il concetto era già in Omero (Iliade, VII) e lo sarà in Ungaretti nella celeberrima Soldati, tanto per rimanere ad opere note e senza soffermarsi in che modo avviene la traslazione formale. Si potrebbe continuare ma, un unico esempio, dimostra che la poesia, nella sua atemporalità, tocca temi comuni agli uomini di qualunque epoca e che il poeta stesso, ancor più quello attuale, non è del tutto solitario, anzi è in verecondo contatto con chi prova o ha provato quelle sue stesse emozioni, con chi fa o ha fatto quelle sue stesse riflessioni, con chi legge o ha letto nella propria anima, con chi osserva o ha osservato il mondo con la sua stessa sensibilità. Stabilisce, scrive Luciano Domenighini, “corrispondenze anche nella solitudine” e il suo non è solo un perpetuare questi topoi ma offrirli ai lettori indicando percorsi che anche loro possono seguire, per trarsi fuori, come Dante chiede a Virgilio, “dal male e peggio”. Questi dittici vogliono esserne verifica.

FRANCESCO MARTILLOTTO